Bonvi

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Ci sono cresciuta col mito di Bonvi, primo perché Nick Carter era un must per noi bambini degli anni 60, poi perché lui, Bonvi, abitava vicino a casa mia, quindi lo incontravo spesso. Era un uomo biondo con gli occhi azzurri che mi affascinava e, abitando in zona, frequentava lo stesso bar di mio padre così, ogni tanto, mi arrivava in regalo qualche striscia di fumetti che ancora conservo.

Poi l’ho perso di vista, per tanti anni.

Ad un certo punto iniziò a venire al Kinki spessissimo, praticamente ogni sera in cui eravamo aperti. In quegli anni dovunque tu avessi passato la serata la venivi a finire al Kinki, era ancora quel meraviglioso periodo dei “Biasanòt”, e lui, che lo era, iniziò così.

Diventammo molto amici, facevamo tantissime chiacchiere e tanti discorsi seri, lui era tenero nella sua fragilità e si sapeva far volere bene anche se a volte andava un pò sopra alle righe, lui era la mia star di quando ero bambina potevo non perdonarlo?

Una sera arrivò in compagnia di 3 persone, passò da me alla cassa mi fece l’occhiolino e entrò con i suoi ospiti.

Dopo un pò venne da me e mi chiese un foglio e una penna. Non avevo fogli a portata di mano per cui staccai il cartone del fondo del blocco dei biglietti d’ingresso e glielo diedi. Tornò dopo due minuti e mi restituì cartoncino e penna.

Lessi ma non colsi subito.

Più tardi lo incrociai all’interno del locale e gli chiesi lumi. Quella notte era la notte tra mercoledì 4 e giovedì 5 maggio del 1994. Il sabato precedente si era svolto quel famoso sanguinoso Gran Premio a Imola, nel quale Ratzemberger e Ayrton Senna avevano avuto quei terribili incidenti. Entrambi persero drammaticamente la vita. Senna verrà trasportato all’ ospedale Maggiore di Bologna dove morirà senza mai riprendere conoscenza.

Mi spiegò che le persone che lui aveva fatto passare facevano parte della folta della delegazione brasiliana che era venuta a prendere la salma di Senna, e in particolare loro erano della compagnia aerea, la Varig, che avrebbe riportato il pilota a casa da Parigi a San Paulo.

Gli fui grata per avermi scritto quel biglietto, fu un modo garbato per comunicarmelo mantenendo la privacy dei suoi ospiti.

Un anno e mezzo dopo, purtroppo morì in un incidente stradale, era stato al Kinki fino a 3 giorni prima e questo cartoncino l’ho sempre conservato come tutte le tavole che mi ha regalato anche in seguito, quando veniva a rifugiarsi al Kinki.

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