Attenzione mediatica: i pro e i contro del rilasciare interviste.

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Ti sei mai chiesto cosa prova una persona quando si trova, suo malgrado, ad essere al centro dell’ attenzione mediatica?

Io non sono così famosa da essere avvezza alle dinamiche dei mass-media, ma devo dire che una recente esperienza mi ha fatto molto riflettere sui metodi di pubblicazione che gli organi di informazione attuano e su come questi impattino sulle persone che fruiscono dell’ informazione, compreso l’interessato che ha rilasciato l’intervista.

Per un motivo o per un altro, in questi anni, tra Tv, radio e giornali ho rilasciato un centinaio di interviste, quasi tutte inerenti la categoria dello spettacolo quindi diciamo che è un argomento abbastanza “leggero” dove non ti aspetti delle grandissime reazioni se non qualche complimento; in genere però non succede nulla, nella mia dimensione vieni perlopiù ignorata.

In realtà un paio di volte sono finita anche nella cronaca nera come parte offesa, ma questa è un’ altra storia.

Le interviste televisive o radiofoniche, anche se forse emotivamente sono più impegnative, a meno di imboscate da parte di chi conduce, rimangono molto attinenti a ciò che vuoi comunicare. 

Io le adoro perché si instaura un rapporto amichevole col conduttore e quindi diventano delle amabili chiacchiere in libertà.

Le interviste per i giornali invece sono tutta un’ altra cosa.

Secondo la mia esperienza la carta stampata si divide in due categorie che hanno modus operandi molto diversi : le riviste e i quotidiani.

Di solito le riviste ti cercano per ottenere un’ intervista su uno specifico argomento e sono veramente interessati a capire, quindi le domande si susseguono nella direzione di approfondire l’argomento. 

Se nella stesura dell’ articolo qualcosa di ciò che hai dichiarato viene modificato o moderatamente stravolto diciamo che non è la fine del mondo, il pensiero generale rimane sufficientemente chiaro e comprensibile e non ci sono mai discrepanze o concetti in apparente contrasto.

Ti devi aspettare che ciò che dichiari venga aggiustato secondo il gusto di chi scrive, qualche taglio, qualche riassunto, qualche licenza poetica normalmente non stravolgono il significato del tuo pensiero/testimonianza.

Tutt’altro discorso invece sono i quotidiani anche se, in linea di massima, dovrebbero funzionare esattamente come le riviste.

Avevo già notato, in particolare alcuni quotidiani tra quelli a massima tiratura dalle mie parti, che i titoli e gli strilli erano francamente esagerati, molte volte mi sono precipitata a leggere la notizia che dal titolo sembrava di una gravità inaudita e poi si rivelavano notizie di tutt’altra urgenza, spesso delle non notizie.

Non mi è mai piaciuto questo modo di cercare di catturare l’attenzione, troppa sproporzione tra l’urgenza del titolo e il tenore della notizia, tanto che ho smesso di leggere i quotidiani perché comunque, chi più chi meno, adotta tecniche subdole e le notizie non sono mai delle informazioni obbiettive, sono sempre influenzate da qualcosa, qualche interesse di parte o politico.

Una cosa che non ho mai fatto però è quella di leggere il titolo e iniziare a fare considerazioni senza aver letto il contenuto della notizia.

Invece mi sono resa conto, con orrore, che moltissime persone, non solo leggono il titolo e iniziano a sputar sentenze, ma traggono anche conclusioni facendo delle associazioni di cui manco si fa menzione. 

Inoltre -da qui altro orrore- gli spieghi le cose e rispondono:”eh si, ma…”, a voler dire che tu hai torto a prescindere e loro ragione a prescindere perché loro han capito, son mica scemi…

La vicenda è questa: non si sa come una “notizia” senza nessuna importanza che coinvolge solo marginalmente la mia attività, la cui sede è gravata da grandi problematiche strutturali condominiali, arriva nella redazione in un quotidiano molto diffuso nella mia città. Vengo contattata dal giornalista che mi chiede l’ intervista che puntualmente rilascio, prodiga di spiegazioni poiché le informazioni che mi vengono richieste sono tutte note ma mai state di particolare interesse per nessuno. Al giornalista chiedo solo di attenersi alle informazione che gli ho dato perché, essendoci una vicenda legale in corso, occorre essere molto obbiettivi nel fare dichiarazioni.

La mattina dopo, ore 6:30 iniziano ad arrivarmi millemila messaggi che andavano dalla richiesta di info allo stupore, dalla manifestazioni di affetto, di tristezza, di solidarietà, ai giudizi tranchant e alle sentenze.

Io fatico un pò a capire ma appena qualcuno mi manda il link dell’ articolo capisco. Ok: se nel contenuto l’ articolo è preciso come l’intervista che avevo rilasciato, nel titolo l’ informazione è completamente stravolta, nettamente opposta al contenuto con chiaro intento sensazionalistico.

Nessun profano che non ci sia passato può immaginare cosa significhi finire al centro dell’ attenzione dell’ opinione pubblica: equivale ad entrare in un vortice quel tanto che basta a sentirti un bersaglio per poi esserne espulso con la stessa velocità con cui ne sei entrato.

Puoi spiegare l’ ovvio finchè vuoi ma ti ritroverai con persone che non capiranno o non vorranno capire, prede del sensazionalismo tout court, cieco e sordo. 

A seconda di quanto è bomba una notizia il clamore può durare da alcune ore ad alcuni giorni e tu, dopo aver passato le ore e i giorni in un crescendo di fastidio a cercare di dare risposte e a spiegare che non c’è nulla , in quella notizia, per cui valga la pena perderci anche solo 1 minuto della propria vita, ti ritrovi da un momento all’ altro che tutto si ferma, si blocca, non interessa più, la gente ha dimenticato, è passata a dare giudizi a qualcun altro con la stessa velocità con cui si è gettata su di te mentre tu sei ancora pronta a dare risposte e parare colpi. 

E allora rimane quella sensazione di stanchezza, di fastidio profondo anche se sei ancora pronta a dare battaglia. Forse ben fanno quelli che rimangono in silenzio, non commentano, non entrano nell’ arena della discussione. Ma avere la coscienza pulita , nel mio caso, te lo impone.

E stiamo parlando di una non notizia!!

La cosa che mi ha fatto molto riflettere comunque è che in quei momenti sei indifeso contro chiunque, anche contro chi ti sostiene; certo le manifestazioni d’ affetto e vicinanza fanno piacere, ma sei costretto a subire una pressione innaturale e tocchi con mano quanto la gente possa essere anche veramente invadente, oltre che cattiva e ignorante. 

Ho pensato alle tante persone che finiscono dentro a questo circo involontariamente che magari non sanno cosa li aspetta, che non sono preparate alle bordate di sfacciataggine che gli arrivano addosso come un fulmine a ciel sereno, che si sentono impotenti e attoniti quando, cercando di spiegare le proprie ragioni, vengono sopraffatti da toni sempre più urlati che non ti ascoltano.

Ci vuole veramente la corazza per esporsi al pubblico ludibrio, penso a quei personaggi che per un motivo o per un altro sono spesso sotto i riflettori.

Sarà una questione di abitudine, sarà anche, sicuramente strategia, comunque , per chiunque sia sensibile e dotato di un certo equilibrio non è facile sopportarla.

Vien da dire che meglio è rimanere nel proprio confortevole anonimato sennonché  Oscar Wilde fa dire al suo Dorian Gray: “-parlane bene, parlane male, l’importante è che se ne parli-”. ovvero “-C’è una sola cosa al mondo peggiore del far parlare di sé, ed è il non far parlare di sé-”.

Vero.  Valutazioni interessanti sul rovescio della medaglia: anche se ti massacrano tu ne hai un ritorno. 

Bisogna valutare di cosa si ha più bisogno e cosa si riesce a sopportare.

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